• “Oggetti Disobbedienti”
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“Oggetti Disobbedienti”

2009

Un progetto di allestimento coerente con il lavoro di Giulio, amico e collega, non poteva che essere un progetto disobbediente, con una storia da raccontare, per riflettere sul senso di mettersi in mostra. Così è nata l’idea di fare un progetto a km zero, che nascesse concettualmente e fisicamente dalle ceneri del Salone del Mobile appena terminato, con i suoi allestimenti scintillanti divenuti vecchi in un battito d’ali di farfalla. Una mostra disallestita al piano terreno della Triennale ha “regalato” la maggior parte dei piani d’appoggio per i progetti narranti di Giulio Iacchetti. Progetti ammassati, accatastati, quasi spazzati via dall’irruenza del pensiero, dal grosso ventilatore che gonfia idealmente una vela/bandiera della pace, che soffia aria nuova e rinfrescante†su un panorama progettuale†fatto per lo più di seggioline e mobiletti. Infine un muro elastico, osmotico, attraverso il quale è possibile sbirciare e scoprire l’immenso lavoro di coordinamento del progetto per Coop: un “vero” progetto di design a tutto tondo, sintesi estrema del pensiero generoso di un amico che, tra le altre cose, Ë anche un bravissimo designer.
The design for an exhibiton consistent with the Giulio’s work, who is a friend and a colleague, could only be a disobedient project, with a story to tell, as a means of reflecting on the significance of putting oneself on display. This is how the idea of doing a project at KM zero came to be; conceptually and physically born from the ashes of the recently finished Salone del Mobile, whose sparkling exhibitions aged so much in the beat of a butterfly’s wings. An exhibition on the ground floor of the Triennale had just been dismantled which “donated” the majority of the layout surfaces for the projects which narrate Giulio Iacchetti. Projects stored, stacked, almost swept away by the rampage of thought, by the huge fan that, ideally, inflates the sails/flag of peace, blowing fresh and refreshing air on a landscape of design made up, for the most part, of chairs and cabinetry. In the end, it’s an elastic wall, osmotic, through which one can peek to discover the immense job of coordinating the project for Coop: a “real” project of design in all respects, and an extreme summary of the generous thinking of a friend who, among other things, it is also a great designer.