• “Poetica Torre del Rifiuto”
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“Poetica Torre del Rifiuto”

2010

Ho pensato: … sarà meglio farseli piacere i rifiuti. Sarà meglio vederci poesia, estetica, funzionalità. Perché in caso contrario siamo costretti a vivere in una sorta di schizofrenia percettiva, per cui diciamo di amare ciò che non viviamo, che non sperimentiamo. L’aria pulita, la natura, il cielo azzurro, i frutti della terra… Questo non è il mio mondo. La mia realtà è invece fatta di PM10, di smog, di cielo grigio per le esalazioni industriali, di emergenza mobilità, di crisi energetica, di mancanza di verde, di crisi ecologica, di rifiuti… Eccoci nuovamente: i rifiuti! Cerco una poesia del rifiuto. Il materiale di scarto più bello, dopo il metallo pressato delle lavorazioni industriali, è il Tetrapak. Parla di succhi di frutta e, soprattutto, di latte. E’ caldo, assomiglia alla carta. E’ indistruttibile ed è indubbio che sia portatore di una sua poetica. Ho pensato a un’alta torre di rifiuti pressati, materiali di scarto che trovano una nuova funzionalità. Una torre che si elevi sopra la città, sopra la realtà così come la conosciamo, alla ricerca di un nuovo livello, di un mondo che stia “un po’ più su del mondo malato”. E’ una fuga? Forse. Perché in cima alla torre io immagino una città che vive di aria, acqua e terra pulite. Oltre lo smog, oltre questo vecchio pianeta che altro non è che il nostro vecchio e superato modo di vivere. Immagino una città in cima alla torre. Una città che mi ricorda la scatola d’imballaggio dei biscotti… Ancora rifiuti quindi… E’ così: se penso a un mondo di desideri, a un mondo nuovo, lo penso sorgere su questa valanga di rifiuti che produciamo ogni giorno. Come fa la natura, che dallo scarto, da ciò che non serve più, crea nuova vita.
I thought: “…better to love garbage. Better to see poetry, aesthetics, functionality in it. On the contrary we will be obliged to live in a kind of schyzophrenic perception that make me say that I love what I don’t even know, what I do not experiment….”